15-01-11 - PREMIATA SALUMERIA ITALIANA - MONTECUCCO, UN GRANDE SANGIOVESE ALLE PENDICI DELL'AMIATA
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PREMIATA SALUMERIA ITALIANA
Anno XXIII N.1 gennaio-febbraio 2011 (pag 102-106)
MONTECUCCO, UN GRANDE SANGIOVESE ALLE PENDICI DELL’AMIATA
Il pregiato vino toscano è in attesa della Docg, dopo soli 12 anni dal riconoscimento della Doc. intanto nella Vigna Museo di Cinigiano si studiano i vitigni antichi ed autoctoni
La nuova promessa del vino toscano si chiama Montecucco Doc, un prodotto che nasce tra le pendici dell’Amiata e la Maremma grossetana, in un territorio naturale integro e a forte vocazione agricola. Qui la vite e l’olivo, coltivati con amore e cura, sono da sempre due pilastri dell’economia locale e attraverso il lavoro dell’uomo sono diventati due elementi imprescindibili del paesaggio. Un paesaggio fatto di vigneti e colline, di borghi medievali ben conservati e di realtà agricole moderne e responsabili. Nell’area del Montecucco Doc il comparto del vino ha vissuto una veloce evoluzione, diventando in pochi anni il prodotto di punta del territorio. Il Montecucco Doc oggi è una denominazione che prevede quattro tipologie (rosso, sangiovese, bianco e vermentino), vinificate con cura nei 7 comuni di Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano. Viene prodotto con uve coltivate nella fascia collinare tra i 150 e i 400 metri sul livello del mare.
Dieci anni di grande crescita
Dieci anni fa con il nome del Montecucco Doc venivano prodotte poche decine di migliaia di bottiglie e sul territorio si contavano una decina di cantine. Tra il 2000 e il 2010 il Montecucco Doc si fa largo nella costellazione dei grandi vini toscani, crescendo in qualità e quantità. Un passaggio fondamentale per lo sviluppo della denominazione è stata la nascita del Consorzio di Tutela, fondato da 21 produttori nel 2000, due anni dopo il riconoscimento della Doc. La capacità di essere quotidianamente al fianco dei produttori, l’attività di promozione del marchio, l’attenzione posta alla qualità del prodotto finito, sono tutti elementi che hanno permesso al Consorzio di conquistare la fiducia delle aziende locali più importanti, alle quali si sono aggiunte con il tempo alcune delle più importanti case vitivinicole nazionali. Dopo il 2000 la denominazione è cresciuta nei numeri, ma l’ultimo decennio è stato determinante anche per gli investimenti in nuovi vigneti e cantine. Un fenomeno ancora più interessante se si pensa che la Doc Montecucco è stata riconosciuta soltanto nel 1998. A distanza di dodici anni i produttori adesso aspettano la Docg
Il Consorzio oggi rappresenta 52 aziende su circa 70, oltre 500 ettari di vigneto su una superficie vitata complessiva di 750/800 ettari; e oltre di 1,2 milioni di bottiglie su una produzione complessiva di 1,8 milioni l’anno. Numeri destinati a crescere, visto che il potenziale produttivo del Montecucco, se tutti i vigneti fossero dedicati alla Doc, sfiorerebbe i 5,5 milioni di bottiglie. Nelle sue quattro tipologie il Montecucco è un vino molto apprezzato per i risultati enologici raggiunti. Si colloca in una fascia di prezzo al consumatore che va dagli 8 ai 28 euro.
Un’altra grande sfida per il futuro riguarda il potenziamento dell’offerta enoturistica. Oggi quasi tutte le cantine hanno un punto vendita aziendale e sale degustazione per eventi e tasting guidati. Il 30% di queste aziende offre anche il pernottamento, con un livello di qualità medio-alta, in immobili rurali recuperati, arredati con gusto, quasi sempre con la ristorazione interna. Nell’insieme si tratta di un’offerta enoturistica di oltre 130 posti letto, in un territorio tra mare e montagna, di grande bellezza paesaggistica e interesse storico e culturali.
Una Vigna Museo per conservare le antiche varietà
La Vigna Museo è stata realizzata grazie a un progetto del Consorzio di Tutela Montecucco Doc, dell’Università di Pisa e della Comunità Montana dell’Amiata Grossetano all’interno del territorio di Cinigiano. Occupa un’area di 4mila metri quadrati nei pressi di Poggi del Sasso, completamente recuperata dal punto di vista naturalistico. Si tratta di una vigna a piede franco di oltre 200 anni di età, non intaccatta dalla fillossera. All’interno dell’antico vigneto il dipartimento di Coltivazione e Difesa della vite dell’Università di Pisa ha condotto un’approfondita ricerca, individuando una serie di vitigni antichi e autoctoni che sono stati successivamente reimpiantati a scopi conservativi. Le varietà censite sono: il canaiolo, il ciliegiolo, il brunello, il mammolo, la foglia tonda e alcuni cloni secolari di sangiovese. Preservati dall’estinzione, si stanno studiando le potenzialità di questi vitigni. Si pensa anche di ricavarne il genoma e di realizzare cloni utili ai coltivatori amiatini che decidano di impiantare nuove vigne per valorizzarli anche dal punto di vista produttivo ed economico
Il Museo della Vite e del Vino di Montenero d’Orcia
E’ ospitato in un edificio annesso all’ex fattoria di Montenero d’Orcia e fa parte del sistema museale Amiata. Il Museo della Vite e del Vino custodisce immagini descrittive della cultura vitivinicola, oggetti tradizionali, strumenti da lavoro d’epoca, vecchi utensili e macchinari per la vinificazione. Di particolare interesse è il “pigiauva”, un torchio del 1700 reperito nelle campagne di Petricci (nel comune di Semproniano), completo di scafo, leve e grate originali, impiegato per la spremitura delle uve fino al 1910. All’interno del Museo il visitatore può trovare informazioni anche su altri due importanti prodotti dell’Amiata: la castagna e l’olio extravergine di oliva. Nel Museo è presente un percorso audio-tattile per non vedenti. Il Museo della Vite e del Vino è aperto su appuntamento fino a Pasqua, il fine settimana fino a giugno e tutti i giorni in estate. Piazza Centrale 2, Montenero d’Orcia. Tel Strada del Vino 0564.994630 e Comunità Montana 0564 969602. www.sistemamusealeamiata.it
La fascetta di garanzia
Per una migliore garanzia del prodotto il Consorzio di Tutela Montecucco Doc ha adottato già dal 2003 una fascetta con il proprio logo applicata sul collo delle bottiglie per garantire la qualità dei vini. Le fascette, numerate progressivamente, sono rilasciate solo dopo un severo esame organolettico e sull’origine del prodotto da parte di una commissione interna al Consorzio.
Un territorio magico e ancora integro
Una leggenda di cui ci parla Pio II nei suoi Commentari, narra che Carlo Magno diretto a Roma per essere incoronato imperatore dal Papa Leone III passando per luoghi del Monte Amiata e della Maremma, con l'esercito fiaccato dalla peste, ebbe in sonno l'apparizione di un angelo che gli disse “alzati e quando avrai salito quel giogo, scaglierai un dardo e coglierai quell'erba nella cui radice si sarà conficcata la freccia, la tosterai sul fuoco e ridotta in polvere la darai a bere insieme al vino ai malati”. La leggenda vuole che l'esercito guarì.
Il territorio dove è inserita la Doc Montecucco è, leggenda a parte, un territorio magico, un ambiente naturale, compreso tra la Maremma e le pendici del monte Amiata, trasformato nei secoli dagli uomini, senza alterare il vitale equilibrio naturale. Si alternano con ricchezza di sfumature la macchia mediterranea, i pascoli, i castagneti, gli oliveti le vigne e le dolci colline delle vallate dei fiumi Ombrone e Orcia. Ed è proprio quest’ultimo a segnare il confine orientale dell’area di produzione del vino Montecucco Doc, separandola dalla zona del Brunello di Montalcino. Ma tutta l'Amiata è circondata dalle terre dei grandi vini toscani. L’area di produzione ricade nei 7 comuni di Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano.
Da qualsiasi lato ci si vuole addentrare in questo territorio, subito se ne percepisce la sua immensa biodiversità, la sconfinata varietà vegetale faunistica e produttiva. Risalta in modo evidente come nel corso dei secoli questo territorio sia stato preservato, tutelato e sapientemente arricchito. Non a caso molte aziende del Consorzio di Tutela del Montecucco Doc, ottimamente integrate nel paesaggio, hanno conservano la millenaria vocazione agricola e non solo vitivinicola, la quale gode di condizioni climatiche estremamente favorevoli visto la vicinanza con il Mar Titrreno contrapposta “al riparo“ del Monte Amiata. Questi fattori determinano un clima ideale per la vitivinicultura. Luce intensa, adeguata ventilazione, giusto apporto idrico invernale e soleggiate estati con sensibile escursione termica, sono gli eccellenti ingredienti per produrre un ottimo vino, quale è il Montecucco Doc. Naturalmente tutto ciò va sommato a un'antica tradizione vitivinicola tramandata da una generazione all'altra, in piena simbiosi con la natura.
L' Amiata, si sa, è un vulcano spento. A conferma basta osservare il suo profilo e la viva attività sotterranea è testimoniata dalle numerose sorgenti termali che sgorgano a temperature elevate. I suoi terreni, pertanto, sono ricchi di composti lavici, i quali donano soprattutto alla vite mineralità e sapidità. E’ grazie a questa alchimia composta da un territorio incontaminato, un clima favorevole e dalla rispettosa ed esperta mano dell'uomo, che questa area della Toscana ha potuto elevare ai migliori livelli le produzioni di vino e olio extravergine d’oliva.
Il territorio della Strada del Vino Montecucco abbraccia antichi e suggestivi borghi, gelosamente e sapientemente preservati dal tempo, avvolti in un paesaggio suggestivo e affascinante, tipico dell'entroterra collinare maremmano. Case affastellate una sull'altra, splendidi palazzi nobiliari, castelli, viuzze, antiche cantine e chiese piene di opere d'arte. Borghi che, con le loro pietre, sono i testimoni attenti di una millenaria storia che parte da lontanissimo. I primi a dimorare da queste parti furono gli Etruschi (le prime testimonianze del territorio ci sono offerte da un dipinto primitivo ritrovato nella cosiddetta grotta dell’Arciere, databile tra il 5000 ed il 3000 a.C.) per poi proseguire con i Romani, i Longobardi, i monaci Benedettini, fino ad arrivare alle famiglie nobiliari come i Medici. Tutti consapevoli dell’importanza strategica che questa zona ha rivestito nel tempo. Ogni epoca e ogni colonizzazione hanno lasciato segni, tracce distintive della propria cultura, evidenti ancora oggi. Sapori, odori e colori rivivono tra i vicoli di questi borghi oggi come in passato, il tempo non ha scalfito la bellezza e l'autenticità dei luoghi.
Uno scrigno di sapori e di cultura per il turismo enogastronomico
Perdersi e girare a zonzo tra i vigneti e i borghi del Montecucco Doc sarebbe una gita ideale per qualsiasi viaggiatore alla ricerca del bello e del genuino. La Strada del Vino del Montecucco Doc, la più recente delle 3 Strade nella provincia di Grosseto, attraversa le zone più importanti della Doc regalando metro dopo metro paesaggi suggestivi e borghi rurali meravigliosi. Partendo da Paganico, centro vitale e moderno con un'interessante cinta muraria a quattro porte del IV secolo, si prosegue verso Sasso d'Ombrone. Pochi ma suggestivi chilometri dividono i due paesi. Lungo il piacevole percorso, in leggera salita, si resta affascinati dalla bellezza del paesaggio e da un antico ponte medioevale, il ponte sull'Ombrone. Proseguendo ancora si arriva fino a Poggi del Sasso, borgo rurale e sede del Consorzio di Tutela Montecucco Doc.
E' questa l'area più vitata, ricca di cantine e aziende, ma anche interessante per i bellissimi castelli di Vicarello e Colle Massari. Poco distante da Poggi del Sasso ecco la splendida Fattoria di Montecucco che ha dato il nome alla Doc.
Da Montecucco si arriva facilmente a Cinigiano, borgo medioevale che ospita il centro informazioni sulla Strada del Vino. A Cinigiano ci sono da visitare le cantine del Cassero aperte durante la festa dell'uva di ottobre, una delle tante manifestazioni enogastronomiche che il paese offre. Poco distante, il Castello di Porrona, incantevole borgo, punto di rappresentanza e di immagine per la Doc Montecucco. Altra importante tappa è il borgo di Montenero con il suo pozzo seicentesco e la porta della cinta muraria. Questo borgo fa parte del Comune di Castel del Piano ed è l'altra capitale della Doc Montecucco. E' presente e vale la pena visitare il Museo della Vite e del Vino. Ottimo sarebbe capitarci d'estate dove all'interno di un parco viene allestita un’enoteca all'aperto per la degustazione dei vini Montecucco Doc.
Montelaterone è il paese che si incontra prima di arrivare a Castel del Piano, merita una sosta e una foto al suo centro storico, conservato in eccellenti condizioni. Come anche il centro di Montegiovi, dove in settembre si organizza una caratteristica sagra della bruschetta. Castel del Piano è uno dei centri abitati più importanti del Monte Amiata. Ci sono molti luoghi da visitare, eccone alcuni: Palazzo Nerucci, la porta dell'orologio, la Porta Castiglionese, Corso Nasini, Palazzo Monaci, Cantucci, Bruni, Alluigi, Cerboni, il Teatrino e la Loggia della Mercanzia.
Il viaggio si conclude a Seggiano, caratteristico centro storico ricco di cantine scavate nella roccia, famoso, oltre che per il vino anche per il suo ottimo olio extravergine d'oliva. Da vedere le Logge del Mercato e il Castello del Potentino, oltre al famosissimo Giardino d'Arte dell'artista Daniel Spoerri. Molte sono le aziende agrituristiche, con buona ricettività e naturalmente in ogni Comune sono presenti ottimi ristoranti e trattorie tipiche, dove assaporare una delle cucine tradizionali più apprezzate. Con un territorio ricco di fauna, materie prime eccellenti, prodotti tipici tutelati e una forte cultura agro-alientare non poteva essere altrimenti.
